Fondazioni universitarie, continua la distruzione dello stato sociale.


La legge 133 a firma Brunetta-Tremonti, approvata sottotraccia il 6 agosto scorso, è un ulteriore passo verso la futura privatizzazione del sistema
universitario italiano. Alle università sarà concessa la possibilità di costituirsi in fondazioni di diritto privato, possibilità che diverrà necessità a causa del taglio dei fondi pari a 1,5 miliardi di euro in cinque anni. La trasformazione
degli atenei in fondazioni, come sancito dall’articolo 16 comma 6 della legge,
comporterà la possibilità dell’ ingresso di privati nel C.D.A. trasformando l’università da un’istituzione di ricerca e formazione, ad una azienda
assoggettata alle logiche di mercato. Tutto questo col silenzio
assenso del ministro dell’istruzione Gelmini.

Aumento delle tasse, licenziamenti, rischio di estinzione per la ricerca
e le facoltà economicamente “poco interessanti”sono solo alcune delle
conseguenze più o meno immediate di questa riforma. Lo scenario futuro è quello di un’università non più centro di formazione dell’individuo, di
inserimento nella società, in una logica di interesse nazionale, ma di distruzione del concetto stesso di istruzione pubblica, un’istruzione limitata soltanto a chi se la potrà permettere, con la creazione di punti di eccellenza per pochi, e
università pubbliche di “serie b” per molti. Più o meno come succede negli U.S.A.

Questa legge è solo l’ennesimo atto dello smantellamento di quel che resta dello Stato sociale italiano, un patrimonio costruito tra la prima e la seconda guerra mondiale. Oggi l’Italia non è più proprietaria delle sue autostrade, non ha più una compagnia di bandiera, la Telecom è stata regalata, non c’è autosufficienza energetica, il patrimonio immobiliare pubblico è in svendita, la banca d’Italia non è di proprietà dello Stato ma delle più grandi banche italiane.
In futuro non ci sarà nessuna previdenza sociale e forse nemmeno l’assistenza sanitaria visto che si comincia a privatizzare anche questa.

La nazione non esiste più, lo Stato è svuotato di ogni significato e potere, essendo solo un intralcio per i profeti del libero mercato. L’odierna crisi è una delle prove del fallimento dell’ideologia neoliberista.
Per tutto quello che sta accadendo, ringraziamo veri patrioti del calibro di Ciampi, Prodi e molti altri, tutti figli di una solida cultura antifascista.
La stessa di chi venerdì scorso era in piazza a manifestare

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